Passaparola online: cosa dicono del vostro brand?

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A powerful global conversation has begun. Through the Internet, people are discovering and inventing new ways to share relevant knowledge with blinding speed. As a direct result, markets are getting smarter — and getting smarter faster than most companies. Questo ciò che scriveva il Cluetrain Manifesto nel lontano 1999. il 78% dei consumatori compra seguendo le raccomandazioni dei pari e il 95% controlla le recensioni online prima di effettuare un acquisto (soprattutto se l’investimento economico è elevato). E’ il passaparola a fare la differenza. Passaparola negativo che, come tutti ben sapete, si diffonde in maniera più veloce rispetto al passaparola positivo e la cui potenza di fuoco è moltiplicata dal web. La popolarità o l’impopolarità di un brand è decisa dal pubblico, esattamente come succedeva 30 o 40 anni fa, ma se una volta di fronte a qualcosa che non andava (un messaggio pubblicitario ritenuto offensivo, un prodotto poco performante, o altro) il consumatore poteva solo lamentarsi con amici e conoscenti, adesso porta il suo disagio su un palcoscenico molto più vasto. E il danno per l’azienda può essere potenzialmente enorme. Questo rende fondamentale monitorare costantemente cosa si dice del proprio brand e saper reagire velocemente, quasi just in time. A questo proposito voglio raccontarvi due episodi successi nelle ultime settimane, entrambi che riguardano gli stereotipi di genere e la rappresentazione delle donne in pubblicità, temi che mi sono sempre molto cari. Il primo caso riguarda Mattel, che a seguito di numerose proteste ha dovuto ritirare dal commercio il libro per bambini Barbie: I Can Be a Computer Engineer, in cui l’eroina bionda è un ingegnere informatico, che però ha bisogno dei suoi colleghi maschi Brian e Steven per completare il lavoro. barbie

Il libro sarà rivisto, per meglio rappresentare lo spirito dei tempi, e per far sì che Barbie continui ad ispirare le giovani ragazze - almeno questa è la notizia pubblicata sulla fanpage di Barbie (pagina che vanta oltre 12 milioni di fan): scuse Mattel Ma i consumatori non si limitano solo al passaparola negativo. Sempre grazie alla rete, si organizzano, perché la voce di tanti è più forte (e, diciamocelo, più pericolosa) della voce del singolo. Il secondo caso di cui vi parlo riguarda Victoria’s Secret, il famoso brand di lingerie: a seguito di una petizione online che ha raccolto oltre 30.000 firme, l’azienda ha cambiato lo slogan della sua campagna pubblicitaria per il mercato inglese. Dallo slogan iniziale The perfect “body”, ritenuto offensivo e soprattutto discriminatorio

the perfect body

si è passati ad un nuovo slogan: A body for every body, decisamente più politically correct

a body for every body Interessante, vero? E voi, sapete cosa si dice in giro del vostro brand, dei vostri prodotti o dei vostri servizi? Conoscete qual è la vostra brand reputation? Credo sia arrivato il momento di saperlo, anche se non vendete giocattoli o biancheria intima.

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